Dario Bellezza

Per Enzo Carnebianca
Mentre Enzo ridà il silenzio
alle sue creature solenni
traendolo da un fondo di solitudine
chiaro, tempestoso e amaro
sale dall’asfalto un fiato caldo,
pesante, illividito dalle speranze.

Io gratto le pagine, lui modella
il bronzo.
Ambedue seguiamo le pieghe
dell’anima, inesistente e assurda
per ricordarci delle vene,
del sangue malato infetto
di memorie.
Stingono anche i sogni
ormai, resi incubi dalle mani.
Più tardi giungerà
la nebbia impotente
a sfumare case, alberi,
a velare desideri.

Dario Bellezza

Elisabetta Granzotto

Il Tempo
Sì prima di ogni cosa ci fu il tempo
con rozze maniche caverne di lutti
un solo abbraccio d’amore timore
poi si infettò di crudeltà per tutti.
Cronos scorrendo un mondo antropomorfo
ordinò al vento alla bufera al sole
promise ai parassiti sorridenti
i denti spaccati dal clangore
invitò al ballo sotto l’alluvione
fresche zone del sempre l’illusione
segnò dei cuori a coppia e mele tonde
per le braccia sull’albero balcone
come l’ora o oratorio fa lo stesso.
Intanto cardio o mela con gli avanzi
colorati da coscie sbriciolate
rubino guance ninfe nel burrone.
Il Tempo ti abbandona per esistere
si difende nel parto delle femmine
che guardano orologi come fari
santi che dal sapone riscaldato
colano lentamente dagli altari.
Quindi l’Attesa è l’ultima guerriera
rivoluzione sontuosa e invincibile
cuce col gioco dorato la luce.

Novembre 1994
Elisabetta Granzotto

Antonio Lo Iacono

Scultura del Tempo
Occhi di cielo alla deriva
cassetti aperti
pieni di vuoti sapienti
che cercano la chiave del tempo

limiti per gioco
legami tra cielo e terra
gemelli come notte e giorno
come acqua e fuoco
come parallele che s’incontrano
nello spazio infinito del pensiero

mani per toccare silenzi inamidati
ruvidi incontri del tatto con le cose
disabitate da sempre
che cercano deserti per compagnia

gioielli per convenzione
snobbano la materia e
cercano conferme nelle forme
e tradiscono i tradimenti
dei guardoni critici del creato

replicanti i volti nei sogni
inventano vecchie dimensioni
e si uccidono falsificando la morte
e combattono dentro
come i fantasmi dei poeti
e raccontano di un tempo fermo
di uno spazio illimitato
senza alba e senza tramonto
dove piovono le storie
colorate dai sogni di domani

dal buio umido di caverna
alla luce dello sguardo
bisogni e nostalgia
crescendo nel desiderio
giocando con la magia

nato per far nascere
altre storie nella scultura dello spazio
specchiandosi nei giorni incerti
nel sentiero delle conquiste

l’enigma la serratura
nella testa del cielo
la chiave della dipendenza
abbandono della terra
decollo verso l’orizzonte rosato

staccarsi dalla matrice della solitudine
miraggio nel deserto del cuore
… e l’addio un esercizio quotidiano
che non finisce alla fine del tempo…

Antonio Lo Iacono

Mario Lunetta

Cera Persa Cleopatra
Distacco immateriale dalla materia levigata
preistoria d’avvenire avventurosa di
passato remoto
di prossime incursioni nella mente nelle viscere
pensata forse in un gesto secco in
un regesto oscuro
di automa macrocefalo di ventosa
epidermide laccata

in anse di buio profonde in sacche di pulviscolo
dorato con ferini passaporti in neri parametri di luce
tagliente di rasoio di antenne verticali mentre il gallo
canta e dorme il coccodrillo con tutti i suoi rimorsi
entro l’ovale repentino delle forme muscolari

danza androgina nello spazio invulnerabile metallica
malaria raggelata sotto l’urlo di maschere sorde
di galeotte prigionie bevendo l’amniosi dell’eros
attorcigliandosi serpente imbambolato alle sedie
corrotte prima della trasformazione prima dell’eterno

ritorno alle fauci materne all’utero del padre
avvelenato dalla pietrificazione di medusa scultore
protagonista del suo doppio invisibile irrigidito
il sogno arcaico dell’oggi nello scafandro marziano
nella mela che oscilla nel vano dello sterno-porta
dentro lo schermo dello scriba impassibile innestato
alla piramide chiave perduta serratura impraticabile
tutto nel vortice si smarrisce si ritrova traslato
nel suo rovescio insano tutto sfila la propria pelle
in una dieci centomila spirali senza fine spiritiche
qui in questo luogo infido in quest’oasi perversa
Cleopatra soubrette in passerella dure chiappette
dispettose tette all’erta perde la scarpa destra
come una biancaneve in astronave lì chissà dove
in chissà quale spogliatoio degli abissi e del nulla

due mute da sub mimano duramente gli approcci
di un amplesso di bronzo sono due pesci celibi
nel vuoto nel silenzio nell’ansiosa parafrasi del sonno
ora sul piano verde sei gocce di rubini sanguinano
sull’oro dei pendagli come una minaccia un memento

una memoria di giorni che verranno

Accademia Platonica, maggio 1994
Mario Lunetta

Vito Riviello

Bronzo Cosmico
Gli uomini di Carnebianca, i bronzi dorati
e scuri fusi a cera persa
con l’infinito universo,
sono le ombre stesse
delle nostre anime disperse
per viaggi senza tempo.
Vano è fissare l’ora
d’una presunta compiutezza,
non v’è bussola non v’è stella
che ci possono fermare
sereni dinnanzi al cielo
pensosi in riva al mare.
Mobili o vaganti, sempre attenti
a scoprire la sorte
che ci fece penitenti
in una sicura vita per un’incerta morte.

Centro Babuinico, maggio 1994
Vito Riviello

Francesco Rocco Arena

Pittore, scultore
Esprime il suo mondo creativo
Nascente del suo io
Zelando l’infinito
Operoso per l’armonia.
Coglie con dettaglio
Attualizzazione plastica
Riepilogata nel bronzo o su tela
Negante opacità.
Elabora con coscienza
Bellezze dell’universo
Irradiandole di luce
Acquista equilibri sereni
Necessari per il tocco di classe
Collaborante con la natura
Alquanto dinamica
per la fruizione, ovunque!

Roma, 17 aprile 1997
Francesco Rocco Arena