Presentazione della cartella di serigrafia dal titolo “Percorso nel Tempo” al Circolo cittadino di Latina nel 1977

Nel presentare questa prima cartella serigrafica del pittore Enzo Carnebianca, nata dall’attenta verifica di ogni mezzo espressivo umilmente adoperato sul filo della coerenza e della spontaneità, mi sembra quanto mai congeniale parlare di lui come costruttore di un mondo imperniato sullo sviluppo di un meditato messaggio spirituale.

E’ in siffatta concezione quindi che colloco sia le opere surrealiste sia quelle che – pur muovendosi su un filone di più chiara leggibilità – si articolano egualmente in un linguaggio moderno ma umano.

Per questo, il suo tutto è formato da quel rapporto armonico di cultura e sentimento che non dimentica giammai i sensi e le passioni dell’uomo per riproporli come mezzi di genuina espressione.

Pertanto è logico che l’artista senta l’immagine dolorosa dei suoi simili e quella di una infelicità che, in questi tempi, è diventata assoluta e totale.

Ma più che della sua ombra spogliata di ogni attributo, è il ricordo di una serenità da ritrovare che muove ed anima la personale ricostruzione pittorica di una creazione sentimentale e poetica coniugate insieme.

Evidentemente il pittore, avvalendosi delle cinque tavole che formano questo “unicum”, caratterizzato da un’intima comunione discorsiva, esprime l’essenziale, o ancor meglio, un certo modo d’essere nella realtà.

Pertanto, se tramite il dialogo surreale ricerca la realtà sentita come “simbolo di un’altra verità” tutta originaria e sensibile, è evidente che prediliga le zone interne della psiche, poichè appunto in tali zone di attività può meglio concretizzare tutto ciò che attende d’essere trasformato in un perenne moto di liberazione.

In effetti, tende a creare delle emozioni fissate sulla frequenza dell’empito creativo, potenziato dall’innata ed originale capacità del sognare e del leggere il sogno; resta, comunque, a testimonianza di quel senso di libera espansione che vive al di sopra delle idee che egli sente come base del suo travaglio espressivo.

Di conseguenza, libero come può esserlo solo chi ha qualcosa da dire e sicuro come chi può riuscire a bastare a se stesso, traendo incentivo dall’esasperato bisogno di comunicare, Carnebianca – come le sue serigrafie – anche se epidermicamente sguarnite da sovrastrutture e spiegazioni oggettive appaganti l’occhio profano – tranne che per il colore vibrante e spaziale – si impone e resterà per far vivere quella rispondenza ad elaborati che permettono di penetrare nella complessa personalità di un’artista sincero ed efficace, orientato come è alla continua ricerca di un’autentica saldatura tra le sensazioni costituenti il simbolo e la stessa incisiva drammaticità di un momento sognato.

1977
Mario Carloya