Presentazione del progetto della fontana dell’artista ENZO CARNEBIANCA

La fontana è a pianta ottagonale con due accessi gradinati su due lati speculari. Da questi si può accedere all’acqua corrente attraverso due brevi percorsi marmorei che entrano nella vasca. Su quattro degli otto lati del bordo perimetrale di contenimento sono disposte le forme di quattro uova. Al centro della vasca vi è una piramide; su ogni faccia della piramide sono addossate quattro teste pseudoumane, caratterizzate da un cranio macrocefalo. Le teste rivelano espressioni spanerse di uno stesso volto e rappresentano le età umane: infanzia, giovinezza, maturità, vecchiaia. Sulle loro fronti è impressa la forma di un foro di serratura da cui è prevista l’uscita dell’acqua. Dall’estremità superiore delle quattro teste, aperte a baccello, sorge una figura femminile, anch’essa macrocefalo, che si erge da metà gamba. Quest’ultima, enfaticamente protesa, tiene alto con entrambe le braccia un infante. Tutto il gruppo sarà marmoreo tranne l’immagine femminile prevista in bronzo.

Scultore, ma anche pittore, incisore e creatore di gioielli, Enzo Carnebianca da più di vent’anni è impegnato nella definizione di un suo universo artistico ispirato al linguaggio surrealista. Non propriamente incentrato sull’analisi dell’inconscio umano attraverso la descrizione dell’onirico, ma teso a cogliere alcuni aspetti specifici della condizione dell’uomo: tutta I’opera di questo artista è metafora dell’immutabilità della natura umana interiore, nel rinnovarsi della sua forma esteriore, fisica, espressa dalle continue nascite che l’artista rappresenta. Il soggetto archetipico di questo mondo è una figura antropoide che vive di una misteriosa relazione col mondo che lo ospita: poche, selezionate forme simboliche e figure zoomorfe alle quali è sovente unita, sì da costituire un sistema allegorico che sembra resistere, ed anzi rinsaldarsi, all’idea di un futuro desertificato e palingenetico che ne rappresenta la costante ambientazione.
Carnebianca non prescinde mai dalla esperienza del reale e parte da essa per poi alterarne la sintassi linguistica. Così prima di lui fecero illustri artisti quali Max Ernst, René Magritte, Salvador Dalì e Yves Tanguy di cui troviamo meditate tracce nella sua opera. Più precisamente, l’artista ha sviluppato una iconografia della nascita come processo di trasformazione, di catarsi, attraverso una perpetua ri-nascita. Ma l’invenzione linguistica che anima la sua opera, in questa occasione, nella ideazione cioè di una fontana, può avvalersi di un altro elemento, l’acqua. La sua presenza, si sa, è la condizione necessaria al costituirsi di qualsiasi habitat naturale. La fontana dunque, come elemento di arredo urbano, è già in sé veicolo di un messaggio di genesi in quanto celebra ciò che è biologicamente presupposto alla creazione di ogni forma vivente.
Il tema che l’artista propone con la sua opera, muove dall’idea della vita (La Vita ne è appunto il titolo), e lo fa attraverso una complessa macchina simbolica che esalta il momento della nascita come fenomeno assoluto, evento cosmico a cui ci riportano per esempio, in modo inequivocabile, le quattro uova poste sul bordo della vasca.
La macchina simbolica pensata dall’autore, si articola in due momenti da seguire in un movimento ascensionale: il gruppo centrale è sorretto da una solida struttura architettonica piramidale che si erge direttamente dall’interno della vasca. In quella forma antica e misteriosa sembra custodirsi il segreto dell’immortalità, valore positivo che rende l’uomo simile alla spaninità.
Addossate alle rispettive quattro facce della piramide vi sono altrettante teste dolicomorfe che schiudono la zona occipitale del loro cranio così come si aprirebbe il calice di un fiore; esse, raffigurano le spanerse età umane e costituiscono il nesso temporale ciclico che sovrintende alla vita dell’uomo come a tutti gli esseri viventi: è il flusso dei spanenire che, per esempio, il filosofo classico Eraclito lega intimamente all’acqua, materia mobile per eccellenza, quando paragona quello ad un fiume. Non è forse l’acqua ad essere secondo ogni religione e filosofia la materia da cui ha origine la vita e metafora comune del flusso del spanenire?
Ma l’acqua è origine di vita non solo nel processo biologico, ma anche in chiave mistico-ermetica; ricordiamo infatti come nella simbologia alchemica essa sia il liquido che accoglie e favorisce l’unione tra femminile e maschile.
È l’acqua stessa a dare senso all’opera, a renderla viva, a custodirne il mistico evento fluendogli all’interno come linfa.
Mostrato l’evento Carnebianca ci suggerisce poi la comprensione, la partecipazione, scardinandone l’ermetismo: le chiavi che decorano il bordo vasca, oggetto non nuovo nell’iconografia dell’artista, sono quelle che permettono l’accesso conoscitivo al fenomeno, attraverso i fori di serratura in significativa corrispondenza con la sede della conoscenza umana, il cervello, da cui sgorga limpida l’acqua corrente.
Bevendo alla fontana di Carnebianca sembra di scoprire la mitica fonte dell’immortalità, e poi, ci si accorge che si tratta di una metafora, l’uomo è immortale nel perpetuarsi della sua rinascita, nel tramandarsi della sua cultura in armonia con la natura. L’acqua, dunque, assume qui una doppia valenza reale e simbolica, perché fruibile tanto dal corpo, coinvolto nell’atto del bere, quanto dalla mente.
L’opera vuole rifarsi, da lontano, alle movimentate fontane barocche che caratterizzano lo scenario urbano romano, a quelle grandi invenzioni architettonico-scultoree che fanno di Roma il centro mondiale del Barocco. L’artista si è esplicitamente rivolto al libero dinamismo tipico delle forme berniniane e lo ha però piegato all’oratoria della sua immaginazione. Nell’opera di Carnebianca, la retorica simbolica culmina nel gesto danzante della figura femminile, anch’essa macrocefalo come le figure da cui sorge, spaninità di saggezza antica, figlia Atena nata dal spanino Zeus insito nell’uomo.
Dalle invenzioni barocche, il progetto della fontana riprende inoltre l’intenzionalità di coinvolgere lo spettatore all’evento mistico. E ancora, la possibilità di accedere, con un percorso marmoreo dove è riecheggiata la forma della serratura, alle sorgenti dell’acqua, per bere e partecipare quindi all’opera stessa, è un riferimento diretto alla fontana della Barcaccia di piazza di Spagna.
Così intesa l’opera recupera un legame con la natura; legame che Carnebianca crea come sorta di ecosistema fra cultura e natura, e lo fa tramite il suo più rappresentativo elemento, l’acqua appunto. Egli stabilisce una relazione di interdipendenza per la quale si può giungere alla prima categoria comprendendo le ragioni della seconda e viceversa.

Mauro Raponi