La scultura contemporanea è povera di idee. Però sembra averne tante, specie nelle comode soluzioni geometriche. È raro avvertire dentro la scultura il germoglio di una meditazione, di una idea.
Nel figurativo spesso l’assenza di idee si risolve in avvilenti ripetizioni di nudi, volti, vuoti senza la magia poetica che colma vuoti e pieni, com’è la scultura. In Enzo Carnebianca, nel suo coraggio di restare ancorato alla figurazione visiva, c’è la sorpresa di uno scultore anche con la fecondità delle idee. C’è in lui come basamento, l’intuizione e la maturazione interiore sull’unità dell’esistere e delle cose. Da ciò nascono stupefatti e insieme ragionati accoppiamenti di figura umana e figura di animali non umani. Come il motivo dei colombi: ali di angeli custodi coprono sussurri e amori umani. C’è del religioso in Carnebianca. L’Eros si insinua malizioso e vorticoso in una reinvenzione Carnebianca: la sua Donna-Serpente in più varianti. Motivo, mitico, eppure rinnovato, attualissimo, nostra femminilità.
Corpo di serpente come ali. Le ali di Psiche della Donna-Farfalla ricordo antico e scienza nuovissima psicanalitica, trasferita in scultura. La chiave del mondo di Carnebianca è il tremore – ecco un’idea nella nascita poetica della scultura – con cui si accosta alle origini del mondo e dell’amore: l’ovulazione. Il tondo-uovo, come idea di nascita, è costante in Carnebianca: sino a uno stupendo nudo di giovane donna in posizione di sonno e di sogno. Eros e gestazione, drammatico e da carezzare. Eppure pauroso: perché è anche la posizione di chi sta per entrare in una panca-uovo: per nascere o per morire. La forza di poesia di Carnebianca consiste in questo provocare emozioni e idee, nitide eppure velate di ignoto. Nella scultura contemporanea i vincenti resteranno questi provocatori di emozioni, scavalcando la sola stanca ricerca formale. Che in Carnebianca c’è, ma in veglia, perché è sferzata da raffiche di pensiero. Così anche nella sua pittura.

Giuseppe Selvaggi